 | (1844-1912) |
Poeta e scrittore nato a Catania nel 1844, divenne professore di letteratura italiana nell'Università di Catania a soli ventisei anni. Ebbe una vita passionale e burrascosa ed è nota la sua polemica con Carducci derivata da una sua allusione satirica nel Lucifero. Sopraffatto, si trasse in disparte; ma la solitudine, sebbene amara, lo aiutò forse a trovare la sua vena poetica più profonda. Cominciò a scrivere versi lirici (Ricordanze 1872), ma ben presto si volse ai poemi di ispirazione filosofica, concentrando la sua attenzione a Goethte, Byron, Lamartine, e più tardi a Victor Hugo. Tra le sue opere ricordiamo: la Palingenesi (1868), in cui canta l'accordo tra la fede e il progresso, e Lucifero (1877) che è il poema dell'anticlericalismo, in cui Lucifero rappresenta il progresso debellatore di ogni superstizione.Seguirono poi Giustizia (1883), raccolta lirica di contenuto socialista, e Giobbe (1884), trilogia storico-filosofica in cui l'eroe biblico è assunto a simbolo dell'umanità sempre in cammino. Liberati dalla faticosa macchina del poema, gli accenti di vera poesia ritornano nelle Poesie religiose del 1887, negli Epigrammi del 1888 e nei Poemetti (1885-1907): tre raccolte che rappresentano per consenso comune il miglior Rapisardi.
Morì nel 1912 a Catania, dove sono a lui dedicate una via e una scuola
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